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50 Ironman in 50 giorni in 50 Stati negli USA. Interview with James Lawrence.

James Lawrence, American Ironman, very famous for his record to have done 50 Ironmans in 50 days in 50 States.

You look like that kind of sport man that work harder and harder to reach some special results. Do you have some special way to train?

We definitely have a formula. We manage intensity versus volume and monitor everything very closely. We want to be in a 15 to 20% ratio of high intensity to 85 to 80% low intensity recovery work. Our formula is SOAR: Stress Optimize Adapt and Recover.

Do you think this formula is right for you or is it adaptable to anybody?

SOAR has very important scientific bases and can be adapted to anybody. You have to work hard the right times, and you have to allow your body to Recover and Adapt. A lot of times people miss out on the recover process because they believe that you have to push harder and harder but the truth is that you have to do the opposite. That type of mentality is going to lead to overuse injury and fatigue. You have to manage your effort with a continuous monitoring.

Looking at your achievement it seems that you look to go beyond yourself and your “natural” limit. Do you agree with that?

I think that you want to set a goal that is beyond your limit, but you must give the preparation a ‘timeframe’, that means that you must have an intelligent approach to the big goal. In order to achieve it you have to respect, even in years, the SOAR approach.

Even in this perspective these results sound as unreachable to normal people. Do you really think that any person can reach any goal?

We should go back to the way of setting the big goal. Setting my 50 Ironman I did it with the time respect to get ready for. You could do 50 Ironman in 50 days if you set it in a proper time, managing stressing and recover time, that means about 10 years of training to achieve that. I say that I believe that everybody is capable in doing it, but you have to ask yourself how much time you have to dedicate to that and what I want to sacrifice.

You look happy doing your activity, can you indicate me what you mean for sacrifice?

Yes, I’m really happy in what I do. For sacrifices I mean time, money, energy, effort to dedicate to your goal. To reach your aim you have to give something that becomes not available to something else. I think that everybody have the same opportunities: 10% of life is what happens to us, 90% is how we choose to react to it.

How old are you? How many years did you dedicate to arrive at this level?

I’m 41 and I’m training to arrive at this level from 10 years, and not just physically, but also mentally, emotionally, spiritually, including all the experiences I had did before, even considering attempting the things that I have done.

What are your next projects or records you are planning?

I’m setting now how could I do new records. I already have had several hard challenges this year. I rode on Kilimangiaro in Africa, I ran for 235 miglia on the Criss and I have done what I consider the extreme Ironmans in the world: the Celtman man in Scotland, the Swissman in Switzerland, the Alaskaman in Alaska, and last weekend I finished which I consider the hardest Ironman, the Norseman in Norway. I am the first Ironman to make the all four in the same year.

Between now and the middle of the next year I will travel in 20 countries to go speaking and sharing my message, with the hope of empowering people to take their life and take it to another level, and help them understand what the mind and the body can truly achieve when you do the right things.

http://www.ironcowboy.com/

New book : Redefine Impossible

Solo chi sogna diventa campione. Me lo ha detto una medaglia d’oro.

 

Daniele, sei il primo fiorettista al mondo. Come si vince una medaglia d’oro?
Possiamo dire che si vince come tutte le gare ma si conquista in una vita. Bisogna metterci un enorme impegno. Ho cominciato a sette anni e ho sempre sognato quella medaglia, e averla raggiunta è stata proprio la realizzazione di un sogno. Quello che serve è un mix di fortuna e talento, e soprattutto tanta voglia di lavorare.
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Diana Bacosi mi ha insegnato come allenare la mente.

Allenare la mente. La forza del tiro a volo.

Salve Diana, ci racconti come effettivamente venga allenato uno sportivo del tiro a volo?

Un atleta della mia specialità viene innanzitutto istruito alla routine, potremmo dire quasi alla monotonia. Come tutti gli sportivi ci alziamo la mattina presto, ripetiamo tutti i giorni quello stesso gesto, che alleniamo all’infinito, tentando di farlo diventare quanto più automatico possibile.

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Due chiacchiere con Maurizia Cacciatori…

Di cosa si occupa oggi Maurizia Cacciatori?

Dopo la lunga esperienza nello sport e nelle esperienze televisive sono impegnata anche come coach nel mondo aziendale.

Qual è la caratteristica principale di un buon coach, sportivo o aziendale che sia?

Partiamo dal presupposto che ogni squadra ha un dna differente, e che nelle squadre vincenti, che non sono quelle che vincono sempre ma quelle che hanno la mentalità di essere vincenti, il senso dell’obiettivo è molto chiaro e molto nitido. Quindi qualunque sia il profilo di un giocatore, di un atleta, di una persona che lavora in azienda, quello che conta è che sia totalmente acquisito che si tratta di un obiettivo di squadra. Alcuni giocano più per l’individualità, ma spesso e volentieri chi esula dal gruppo alla lunga viene emarginato. Nelle grandi squadre anche i grandi attaccanti sono propensi a capire il valore di chi gli passa la palla. Mi riferisco soprattutto ai grandi giocatori, che altrimenti non sarebbero a quel livello. Sviluppare questo senso dell’obiettivo comune è una parte fondamentale del lavoro di un buon coach, sportivo o aziendale che sia.

Ha partecipato alle Olimpiadi di Rio 2016 come intervistatrice. Che cosa ricorda sul piano sportivo?

Onestamente credo di aver assolutamente visto in tutti gli atleti italiani che ho intervistato, sia medagliati che non, quella mentalità vincente, quel senso dell’obiettivo, quella ricerca di miglioramento quotidiano, settimanale o stagionale, che è certamente la chiave di ogni grande performance sportiva.

Nella sua attuale attività professionale è specializzata nello sviluppo di team e nel miglioramento delle capacità di leadership nel mondo aziendale. In cosa consiste?

Ho derivato le mie tecniche di coaching dall’attività sportiva. Infatti il mio lavoro come coach aziendale consiste soprattutto nel creare un corretto ambiente di team building, in cui, come appunto dicevo a proposito della mentalità sportiva, le persone possano comprendere l’importanza e la necessità di avere un obiettivo di gruppo e non soltanto individuale. Per farlo porto gli allievi dei corsi anche a giocare insieme, e le conseguenze per loro sono sia di comprendere l’importanza del gruppo per ottenere i risultati, sia nello sviluppo di relazioni tra le persone che spesso, limitate a dinamiche di ufficio nei rapporti, non entrano in quella conoscenza dell’altro che invece favorisce il team building e quindi il senso dell’obiettivo, che, ricordiamolo ancora, è il principale ingrediente della squadra vincente. In definitiva possiamo considerare questo aumento delle capacità di networking del gruppo come base del miglioramento della performance collettiva.

Ma questo aumento delle relazioni non è portatrice di per sé di ulteriori conflitti? Più aumentiamo le possibilità di relazione più aumentano i confronti su ogni aspetto.

Sicuramente è così, ed è per questo che la caratteristica principale del leader risiede nella sua capacità di ascolto in quanto, oltre ad avere i modi giusti di relazione con tutti, deve anche saper riassumere le specificità che su ogni punto gli vengono portate.

Come formatrice applica metodi diversi per formare donne o uomini?

Direi piuttosto che le stesse cose hanno conseguenze diverse tra donne e uomini e che nel raggiungimento dell’obiettivo vincente le due sensibilità, seppure diverse e forse utili per fare al meglio cose diverse, sono complementari ed entrambe indispensabili.

Cosa direbbe per far comprendere l’importanza del coaching a chi non ha mai partecipato ad una sessione?

Io dico: fate questa esperienza, capirete molte cose nuove e vedrete quello che fate in un modo diverso.

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