La politica non è il mio mestiere

Augusto Minzolini si dimette da senatore

Minzolini rinuncia, di fatto, all’immunità parlamentare.

Minzolini rinuncia, di fatto, all’immunità parlamentare.

Augusto Minzolini, attualmente senatore del centro-destra ma soprattutto ex direttore del Tg1 dell’era Berlusconi, che recentemente era stato “salvato” dalla condanna ricevuta per avere utilizzato la carta di credito aziendale per spese personali, cifra che aveva già restituito, ha presentato le dimissioni da senatore. “Desidero tornare a fare il giornalista”. Quando le dimissioni saranno accolte dovrà scontare la pena. Con queste dimissioni rinuncia di fatto all’immunità parlamentare.

God save the Queen

L’Inghilterra del terzo millennio: “Goodbye Europe.”

L’Inghilterra saluta l’Europa per essere il centro del mondo. Il risveglio degli Angli.

Il fatto

Con la consegna da parte dell’ambasciatore britannico all’Ue Tim Barrow al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk della lettera di notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona inizia il percorso dell’uscita del Regno Unito, in realtà dell’Inghilterra e delle sue appendici politiche, dall’Unione Europea.

Il mondo e la Gran Bretagna secondo Theresa May

Come indicato dal Primo Ministro Uk Theresa May il Regno Unito, ma in realtà lo ha deciso e votato solo l’Inghilterra, ha scelto di non essere parte dell’Europa unificata negli scopi di condivisione e di pace, con tutti i vincoli di sacrificio di sovranità nazionale che questo portava con sé, ma ha scelto “di credere nella Gran Bretagna” per essere un regno “più forte, più giusto, più unito”. E’ innegabile che con questa dinamica chi governa l’Inghilterra stia scegliendo una strada impervia quanto pericolosa per la stabilità internazionale, dato che, per crescere come “grande paese globale”, come indicato dalla May, devi necessariamente diminuire lo spazio già acquisito da qualcun altro nello stesso scenario.

Gli Angli alla conquista del mondo

L’inquietante sincronia esistente tra la Brexit e le elezioni di Trump il protezionista, messe insieme alle richieste dei paesi del Commonwealth di negoziare con Londra, riporta alle secolari tentazioni del British Empire di controllare l’intero pianeta, ed oggi che alcune vicende ci suggeriscono di un rapporto privilegiato tra Usa e Russia, sembra proporsi uno scenario da Yalta 2.0, di vera e propria spartenza a tavolino del mondo. Niente di inaspettato se pensiamo che è in atto tramite le rinnovabili una liberazione dagli apporti energetici forniti dalle società Usa che controllano le risorse nel mondo e dalla stessa Russia. Un’indipendenza che sta mettendo l’Europa, tramite le sue capacità industriali, di nuovo al centro del controllo del mondo, diminuendo quindi crescita, ricchezza e potere degli Angli così com’erano al termine della seconda guerra mondiale.

La risposta europea

Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo che ha ricevuto la notifica inglese, ha commentato che “Non c’è ragione di pensare che oggi sia un giorno felice”, come Hollande ha dichiarato che “La Brexit sarà dolorosa per i britannici” e la Merkel  “Noi, la Germania e gli altri partner europei, non abbiamo certamente desiderato questo giorno”, prese di posizione con dei contenuti che rimandano ad un rancoroso “peggio per voi” forse più inquietante ancora del concetto di grande paese globale indicato dalla May. Quello che è certo che l’Europa dei 27 non è l’Europa delle comuni radici cristiane di cui si è sempre discusso ma non è più nemmeno soltanto l’area del libero scambio di persone e merci, oggi che le infrastrutture industriali e le sovrastrutture finanziare di tutti questi paesi sono profondamente intrecciate tra i potentati di tutti questi paesi. In 60 anni una grande parte di Europa è diventata, di fatto, un unico paese.

La Terza Guerra

Sappiamo quindi che l’Unione Europea con al centro Germania, Francia, Spagna e Italia si è radicata in tutti i 27 stati della Ue e che, sia separatamente che come Unione Europea, sono integrati nel ‘sistema mondo’ molto più di quanto non lo siano il Regno Unito più gli Usa più il Commonwealth. L’unico settore in cui gli Angli dominano nettamente è quello militare, anche se oggi tutti dispongono del nucleare e dei servizi di intelligence che sono la vera materia prima che determina i rapporti di forza per decidere o meno di avventurarsi nelle risoluzioni militari. Certamente diverso è il piano delle cosiddette armi convenzionali, nel quale l’Unione Europea, soggetta militarmente alla Nato di cui è parte, è certamente in grave soggezione rispetto agli americani. E qual è la priorità indicata da Gentiloni durante le celebrazioni dei Trattati di Roma? L’investimento nella difesa comune degli Stati dell’Unione Europea

Europa? C’è chi dice no.

VideoVideo

Si mobilitano in Italia i Sovranisti, che sono contrari all’Unione Europea dagli assoluti poteri e ad alcune delle imposizioni e dei grandi cambiamenti che l’amministrazione europea sta determinando. L’Europa secondo il Polo Sovranista.

Il fatto

Mentre si tenevano a Roma le celebrazioni dei 60 anni dai Trattati di Roma del 1957 un gruppo politico si è mobilitato, sono i Sovranisti, capeggiati da Gianni Alemanno, già sindaco di Roma e ministro per l’Agricoltura. Il loro punto di partenza è il rifiuto di una Unione Europea che azzeri di fatto sovranità e identità nazionali, ma anche il respingere l’assenza di un discorso europeo cristiano esplicito, l’imposizione di un’ideologia gender, l’affermazione di vincoli di bilancio che finiscono per favorire i paesi più solidi e strutturati, e in generale tutto ciò che blocca l’autonomia decisionale dei singoli stati. A loro giudizio la logica attuale dell’Unione Europea è un motivo di peggioramento delle nostre condizioni sociali.

La destra anti-europea

Anche se i Sovranisti, tecnicamente ‘Movimento Nazionale Per la Sovranità’ non minacciano uscite dall’Euro o dall’Europa come accade per esempio in Francia, indubbiamente fanno parte di quella ampia parte politica che in molti paesi d’Europa indica soprattutto nella UE la causa dei nostri mali, ed è certamente più facile, per affermarsi, trovare un avversario lontano e che non può difendersi piuttosto che contrastare interessi consolidati nel tuo stesso ambiente, ricordiamo che Alemanno è stato ministro con il centro-destra ma anche sindaco di Roma. D’altra parte è senza dubbio vero che il pensiero che questa parte politica, e le categorie sociali che già rappresenta ma anche i molti cittadini che potrebbe rappresentare, esiste realmente nell’opinione pubblica. Per riassumere, è possibile vedere in questa iniziativa la ricerca di uno spazio da parte di una compagine politica sfruttando l’appiattimento “di governo” della Lega, che cavalca esclusivamente il tema della sicurezza tramite il telegenico Salvini e la voglia di governo di Fratelli d’Italia, ma è anche certamente vero che nessun altro esprime con lo stesso dettaglio queste motivazioni che la gente sente.

Avanti popolo, ma il popolo di destra

Chi partecipa a questo Movimento Nazionale Per la Sovranità? A giudicare dalle associazioni e categorie produttive che hanno aderito alla manifestazione c’è un bel po’ di gente, tanti tantissimi gruppi che intendono valorizzare la nazionalità italiana, ma anche gli ambulanti contro la liberalizzazione degli spazi pubblici prevista dalla Bolkestein, i balneari (queste due categorie con qualche ragione) i tassisti anti Uber (questi invece senza validi motivi se non il rifiuto totale della logica della concorrenza), insomma un po’ tutti quelli che si sentono danneggiati dal liberismo anti-nazionale di questa Unione Europea.

C’è chi dice No

Quindi, “C’è chi dice No”, come diceva una canzone anni ’80, ma con la grande novità rispetto ad allora che le più vaste mobilitazioni non vengono più dal solidarismo mondialista di sinistra, ma dall’identitarismo nazionalista di destra. Staremo a vedere che cosa accadrà ma ricordiamoci sempre che più c’è dibattito e più c’è riflessione, e con più riflessione c’è più civiltà. Avanti popolo…

Europa mon amour

Prossimamente su tutti gli schermi l’Unione Europea 2.0

Ecco l’Europa. Ne sentiremo presto parlare…

Il fatto

Si sono tenute a Roma in Campidoglio, alla presenza dei 27 capi di stato e di governo che compongono l’Unione Europea, le celebrazioni dei 60 anni dai Trattati di Roma del 1957. Ci sono stati i brevi discorsi di Gentiloni, che invita alla necessità che l’Europa continui la sua integrazione nonostante i sacrifici che ciascuno stato deve fare, di Tajani, che sottolinea come l’Unione Europea, dalla sua costituzione, abbia creato più sviluppo degli Usa, di Tusk, polacco presidente del Consiglio d’Europa, che sottolinea l’importanza dell’Unione Europea ad un’unica velocità, di Juncker, presidente della Commissione Europea, che ha ribadito l’esigenza di affrontare insieme il futuro e ricordato le guerre e le oppressioni dell’Europa del passato. Tutto regolare.

La rappresentanza europea

Certamente l’Unione Europea è totalmente rappresentata nelle sue istituzioni, col lussemburghese e franco-tedesco di “emanazione bancaria” Juncker del centro Europa, il meridionale Tajani e l’uomo dell’est Tusk, oggi in conflitto col governo polacco ma vicino a Putin, ed è quindi un corretto rappresentante dei tanti interessi che l’est europa ancora condivide con la Russia, a partire da quelli energetici, dato che la Russia fornisce il gas e il petrolio “di necessità” da casa sua fino alla Germania compresa. E anche fin qui tutto ok.

Grandi problemi… parlamento vuoto.

Made in Italy, addio? Il parlamento ne discute… vuoto.

L’Italia delle grandi imprese terra di conquista degli stranieri.

Il fatto

Durante un sonnolento pomeriggio dalla tribuna stampa assistevo, intrepido e solo, alla discussione della mozione che chiede al governo di normare le acquisizioni straniere delle imprese italiane. Partendo dalla lettura dell’inquietante documento è possibile scoprire, per esempio, che in 10 anni i francesi hanno acquistato 52 miliardi di euro di imprese italiane o di partecipazioni ad imprese italiane (Bnl, Cariparma, Telecom e, recentemente, quasi il 30% di Mediaset), a fronte di acquisti italiani in Francia per circa 7 miliardi di euro. Ma il valore delle acquisizioni italiane da parte di stranieri in 10 anni si aggira sui 300 miliardi e, testualmente, «Nel 2014-2015 sono state acquistate da soggetti esteri tra l’altro imprese siderurgiche italiane (Acciaierie di Terni dalla Germania e di Piombino dall’Algeria), di telefonia (Telecom Italia dalla Francia e Wind dalla Russia), industriali (Pirelli dalla Cina, Italcementi dalla Germania, Indesit dagli USA), farmaceutiche (Rottapharm dalla Svezia, Sorin dagli USA, Sigma-Tau Pharma Ltd dagli USA e Gentium S.p.a. dall’Irlanda), finanziarie (Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane S.p.a. dagli USA, BSI – Banca della Svizzera Italiana dal Brasile), della moda e del lusso (Krizia dalla Cina, oltre a numerose operazioni negli anni precedenti da Francia e paesi arabi in particolare), alimentari (numerose operazioni di dimensioni minori), oltre agli acquisti di quote percentuali limitate ma significative in volume di investimenti di società industriali, finanziarie e bancarie da parte della State Administration of Foreign Exchange cinese e della People’s Bank of China (ENI, ENEL, FCA, Telecom Italia, Prysmian, Mediobanca, Generali, Saipem, Terna, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banca Monte dei Paschi di Siena)». Quindi veniamo acquistati da francesi, cinesi, russi e perfino dagli algerini. Anche Buffon, che non è un economista, ha evidenziato con tristezza che la Roma agli americani e Milan e Inter ai cinesi non sono una bella cosa per l’Italia.

Made in Italy addio?

Questo significa addio made in Italy e che l’Italia si sta impoverendo? Certamente sì, visto che i profitti di queste imprese andranno all’estero, nella stessa maniera che uno di noi ha una casa al mare in Spagna e la fitta ai turisti, però poi i soldi, vivendo in Italia, li spende in Italia, dando lavoro e sviluppo agli italiani. Possiamo fare qualcosa? Innanzitutto quello che fanno gli altri, cioè dotarci di leggi che impediscano l’acquisizione di ciò che è strategico, che già esiste, dove strategico non sono solo la difesa ed alcuni settori infrastrutturali, ma anche la finanza. Questo è esattamente lo scopo della mozione: difendere le nostre imprese finanziarie, che partecipano al controllo di praticamente tutta l’industria italiana grande, media e piccolissima, dall’aggressione straniera, con riferimento in particolare alle Generali, considerate il polmone dell’industria italiana. Se perdiamo le Generali praticamente l’Italia va in mani straniere.

La non risposta della politica.In un’aula deserta il relatore della mozione, arrivato in ritardo “a causa del traffico” (questa è Roma) elencava appunto queste ragioni adducendo la richiesta di una reciprocità, dato che in molti paesi anche intra-UE esiste un protezionismo giuridico sui cosiddetti asset strategici, un intervento di destra descriveva appunto questa situazione, mentre un grillino interveniva riferendosi alla questione nomine nelle imprese a partecipazione pubblica che niente hanno a che vedere con le acquisizioni di privatissime imprese italiane da parte straniera che è il motivo della mozione. Del resto la Casaleggio è stata fondata da Enrico Sassoon, arrivato a Board Member e Presidente del Comitato Affari Economici dell’American Chamber of Commerce in Italy, entità che sembrano essere geneticamente portate all’acquisizione delle imprese che generano profitto nel mondo piuttosto che a tutelarne la nazionalità. Ci sta quindi che m5s non sia contrario a questa svendita del patrimonio industriale e finanziario italiano. E la sinistra? Assente.

Gli onorevoli preferiscono le straniere

Di chi è la Fiat Panda parcheggiata?

Gli onorevoli usano macchine italiane o straniere?
Nel tardo pomeriggio di Marzo si è votata al Senato la mozione di sfiducia al ministro Lotti (“Il gioco… del Lotti. Una sfiducia al giglio magico”). All’uscita c’erano, nei parcheggi cui accedono solo gli autorizzati e vigilata dalle forze dell’ordine, una serie di auto parcheggiate tutte (eccetto una) con esposta l’autorizzazione del Senato. Tra tutte le auto parcheggiate nelle due file a destra e a sinistra si contava una sola automobile di produzione italiana, una fiat panda, più due fiat punto identiche e presumibilmente “di servizio a personale di servizio” sia perché veramente umili rispetto a molte supercar e medium car parcheggiate, sia per il colore identico e non molto trendy, ma anche perché una non mostrava nemmeno il contrassegno (l’unica tra le due file) il che significa che non entra e non esce dall’area chiusa e sorvegliata.

Made in Italy

Beh, sappiamo tutti che il mercato è libero e che la sede legale dell’unico produttore italiano di automobili si trova ormai nei Paesi Bassi, ma molti suoi stabilimenti sono ancora in Italia e certamente chi si fa eleggere per rappresentare gli interessi degli italiani dovrebbe tenerli in considerazione in ogni sua manifestazione, anche privata. Un’auto italiana dà lavoro agli italiani. E se poi si trattasse addirittura di vetture istituzionali? In quel caso non rimarrebbe che non meravigliarci della poca etica pubblica di molti nostri rappresentanti.

Però a questo punto ci chiediamo: allora di chi è la Fiat Panda??

Renzi alla frutta

Il gioco… del Lotti. Una sfiducia al Giglio Magico?

Cosa si cela nella guerra al principale collaboratore di Renzi?

Luca Lotti, classe 1982, ministro dello Sport ed ex sottosegretario di Renzi premier, è indagato perché un dirigente della Consip, società al 100% pubblica che si occupa di mega appalti da miliardi di euro, ha testimoniato ad un giudice di essere stato avvertito dal Lotti che era in corso un’indagine sulla società. Lotti smentisce di aver commesso questo reato e dichiara di attendere fiducioso l’esito delle indagini. Il Senato respinge la mozione di sfiducia avanzata da Paola Taverna del M5S.

Si ma ‘who is Lotti’?

Un po’ di storia. Luca Lotti, detto “il lampadina”, nasce politicamente nell’Azione Cattolica ed è consigliere comunale nel suo paese di residenza, Montelupo Fiorentino, eletto con La Margherita, la formazione antesignana del Pd in cui confluiscono i democristiani “di sinistra” tra cui lo stesso Renzi, lo incontra che ha ancora 23 anni mentre Renzi è già Presidente della Provincia di Firenze. Ne diventa immediatamente il principale collaboratore e tanti rapporti si instaurano tra i due, e il padre di Lotti, bancario, è firmatario di un prestito garantito da Fidi Toscana ad una società amministrata dal padre di Renzi, anch’egli indagato nella vicenda Consip, che poi fallirà. Ma anche l’amministratore di Consip che ha testimoniato di aver ricevuto “la soffiata” dal Lotti è un toscano purosangue alla corte del Pd, con incarichi di massimo rilievo, fino appunto alla nomina in Consip deliberata dal governo Renzi. Sembra quasi una questione di famiglia.

Il giglio magico

Si tratta quindi di una vicenda tutta interna a quello che viene comunemente chiamato “il giglio magico”, di cui Renzi è il centro ma che comprende tutta una serie di toscani tra cui il suo principale e storico collaboratore Lotti, ma anche la Boschi e tutta una serie di altri personaggi tra cui il padre dello stesso Renzi. Se i fatti dovessero dimostrare che questo gruppo di toscani ha tentato di modificare le assegnazioni degli appalti miliardari di Consip saremmo quindi di fronte ad una vera e propria “gang del giglio”, nonostante la maggior parte dei politici abbia appellato al Lotti come un giovane “fortunato” e, sotto sotto, nient’altro che un esecutore dei voleri del dominus Renzi. E chiaro che la sfiducia richiesta contro Lotti, come lo stesso Lotti ha fatto presente in aula, rappresenti il tentativo di attaccare Renzi e company.

Le domande senza risposta: una questione di sfiducia

Ma anche meglio chiarite le circostanze di questa vicenda dal sapore dell’Italia antica dei piaceri e delle famiglie amiche e degli eventuali tentativi di spartirsi le risorse pubbliche (alla faccia della ‘rottamazione del vecchio’ promessa da Renzi), per noi persone comuni restano insolute delle domande. Sono decenni infatti che ci viene detto che la magistratura sarebbe tutta schieratissima a sinistra, ma questa vicenda giudiziaria attacca chiaramente uno dei centri di potere della sinistra italiana. Ancora di più sembra evidente la matrice neo-democristiana della gestione italiana con un governo pd che ha alla base Renzi e Franceschini (ex dc), che tirano fuori dal cilindro come presidente lo sconosciuto al popolo Mattarella (ex dc) e che continua allineatissima con Gentiloni (ex dc). Ma allora perché, se sono tornati i super potenti e immortali democristiani, viene aggredito uno dei loro più fedeli amici (se non una loro diretta creazione), tale Matteo Renzi presidente della provincia di Firenze a soli 30 anni e figlio del cattolicissimo Tiziano? Perché gli si è impedito di andare immediatamente alle urne nonostante quel 40% di voti che sarebbero bastati ad avere la maggioranza assoluta per altri 5 anni? Non si capisce nitidamente quale sia la battaglia in corso, e nemmeno chiaramente quali siano gli schieramenti, ma sembrerebbe che per Renzi ci sia molto, moltissimo di cui preoccuparsi…

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