Il pensiero libero è provocazione. Parola del mio amico Tinto Brass.

Abbiamo saputo del tuo matrimonio con Caterina Varzi. Hai quindi deciso di sposarti nuovamente e lo fai per affidare il futuro della tua salute a una persona. Come mai questa decisione?

Quando si ha la coscienza che stanno finendo i giorni è meglio affidarsi a una persona che possa pensare a me e a tutte le cose che possono succedere.

Hai detto che saresti disponibile ad essere accompagnato a quella che comunemente si chiama ‘la dolce morte’, un’anticipazione della fine. Come mai quest’idea e non attendere gli eventi qualunque essi siano?

Io credo che gli eventi siano sicuramente tali da dover avere necessariamente una persona che ti accompagni.

Ormai l’erotismo è totalmente accettato anche negli ambienti sociali più convintamente cattolici, e quindi il pensiero di Tinto Brass in questo senso è totalmente sdoganato. Possiamo pensare a questa serena accettazione dell’accompagnamento alla fine che ci propone oggi come l’abbattimento di un ulteriore tabù?

Si certo, è un tabù che va assolutamente rimosso, che va affrontato con sincerità e passione. Anche il momento finale va accolto come una liberazione, una liberazione da altri impegni.

Cosa ti attendi da questo momento? E’ la fine di tutto?

Mi attendo una fine simpatica da vivere con assoluta libertà.

Non tutti conoscono la tua storia di autore culturale in una prima fase e poi popolare in secondo momento, usando dei linguaggi molto più adatti al vasto pubblico. Considerando la tua storia di studioso e la tua presenza per anni in Francia soprattutto vicino al cinema e agli ambienti cosiddetti della “contestazione”, è possibile considerare Tinto Brass come un personaggio sempre alla ricerca di quel tipo di provocazione?

Più che di provocazione parlerei del mio essere sentirmi libero, che certo diventa anche una provocazione, ma non penso di avere mai agito con lo scopo di provocare ma più con quello di esprimermi come volevo.

Conosciamo le gesta epiche di Tinto Brass regista, i conflitti legali sul set e con personaggi internazionali che ci restituiscono infatti un’idea di grande libertà, l’idea che Tinto Brass non era un regista per un cachet e non era, come tanti in quell’epoca, un regista per la politica, semplicemente era per dire le cose che voleva dire lui. C’è un senso anche anarchico in questo?

Si certo, assolutamente. Volevo dire le cose che mi venivano spontanee da dire. Non avevo altri riferimenti.

La carriera artistica inizia in un momento in cui nella società c’è un grande trasporto ideologico e “il  mondo che cambia” è un valore condiviso. Cosa pensa Tinto Brass che ha tanta esperienza e una veneranda età… che società ci lascia?

Onestamente dal mio punto di vista succeda quello che succeda, sento di avere fatto la mia parte.

Ci sono dei rimpianti? Artistici o nel privato?

No, non ci sono.

Per cosa vuoi essere ricordato?

Il mio desiderio principale è che le cose che ho fatto siano viste ma soprattutto capite.

Ci sono state effettivamente due fasi della sua carriera una prima autoriale e una seconda popolare o non ti sei accorto di questo passaggio?

Diciamo che il desiderio di esprimere qualcosa che non era ancora espresso c’era anche nella prima fase, solo che anch’io avevo difficoltà a tirarlo fuori completamente. Poi però ho trovato la forza o il coraggio o le condizioni per poter dire liberamente ciò che volevo dire.

Ma nonostante l’erotismo popolare sia oggi dilagato nella letteratura, basti pensare a “50 sfumature di grigio” che si diffonde più di 30 anni dopo “La chiave”, questo tema è invece scomparso da un cinema invaso dai supereroi. Cosa vorrebbe realizzare oggi Tinto Brass?

Nonostante queste cose vere io continuo ad immaginare il mio cinema ed anche come vorrei realizzarlo. La mente libera non si ferma mai.